Da 4.000 anni Sulla Nostra Tavola

La pasta non è solo un piatto, è una storia millenaria. Le sue origini risalgono a oltre 4.000 anni fa in Mesopotamia, dove si produceva già un impasto di farina e acqua essiccato al sole. Nell’antica Grecia, Aristofane la descriveva come strisce di pasta tirata a mano; a Roma, Apicio la celebrava nel suo De re coquinaria.
La svolta arriva nel Medioevo, quando le popolazioni arabe introducono la tecnica dell’essiccazione, ancora oggi alla base della produzione, e la pasta si diffonde in tutto il Mediterraneo. È in quest’epoca che esplodono i formati: pasta forata, ripiena, fresca, secca. Una straordinaria varietà di forme e tradizioni che ancora oggi rappresenta il cuore della cultura italiana.
Un Patrimonio Riconosciuto dall’UNESCO
Il 10 dicembre 2025 è una data storica: l’UNESCO ha iscritto la Cucina Italiana nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità: prima cucina nazionale al mondo a ricevere questo riconoscimento nella sua interezza.
Non un singolo piatto, ma un intero sistema di saperi, rituali e valori trasmessi di generazione in generazione. La pasta è un simbolo democratico, quotidiano e iconico, dalle svariate sfumature: si parla di oltre 350 formati consumati in media da ogni italiano, per un consumo pro-capite di circa 23 kg all’anno.
Ogni Regione, la Sua Pasta
La vera ricchezza della pasta italiana risiede nella sua straordinaria diversità regionale. Al Nord, dove il clima favorisce la coltivazione del grano tenero, predominano due grandi tradizioni: la pasta all’uovo tirata a sfoglia, come tagliatelle, pappardelle e lasagne, ideali per ragù elaborati e sughi a base di burro, e la pasta ripiena o preparata con cereali speciali, come tortellini, agnolotti e pizzoccheri. Ciascuna espressione di un territorio preciso, dalla Pianura Padana alle valli alpine.
Al Centro e al Sud, invece, è la semola di grano duro a farla da padrona con formati come spaghetti, paccheri, rigatoni, fino ai malloreddus sardi. Formati asciutti e tenaci, nati per abbracciare sughi semplici di pomodoro, aglio e olio o con verdure.

Ogni formato racconta una storia, ogni nome porta con sé un’origine:
- Spaghetti: dalla parola spago, per la forma lunga, sottile e perfettamente tonda.
- Penne: dalla forma del pennino delle stilografiche. Esiste persino una data di nascita, l’11 marzo 1865, quando il pastaio genovese Giovanni Battista Capurro brevettò la macchina che le rese possibili.
- Fusilli: dal fuso, lo strumento della filatura, attorno al quale l’impasto veniva arrotolato a mano per ottenere la tipica forma elicoidale.
- Lasagne: dal latino lagana, le strisce di pasta cotte nell’olio già celebrate nell’antica Roma da Apicio nel suo De re coquinaria.
- Malloreddus: dal sardo campidanese malloru, che significa “toro”, il diminutivo malloreddus vuol dire quindi “vitellini”, per la forma panciuta che richiama quella di un piccolo bovino. Il formato più antico e iconico della Sardegna.
La pasta italiana non è mai casuale, è cultura cristallizzata in forma, storia sedimentata in ogni rigatura e tradizione tramandata a ogni impasto.
La Sardegna: il Granaio d’Italia
La terra dove produciamo, la Sardegna e in particolare la Marmilla, custodisce da millenni una delle tradizioni cerealicole più antiche d’Italia. Macine, macinelli e semi carbonizzati di grano rinvenuti nei nuraghi di Villanovaforru dimostrano che la lavorazione del grano qui risale già all’epoca nuragica, intorno al 1500 a.C.
La straordinaria fertilità di questi campi attirò nei secoli successivi Fenici, Punici e infine i Romani, che fecero della Sardegna uno dei principali granai dell’impero. Da qui il titolo che l’isola porta ancora oggi: il Granaio d’Italia.
Sanluri, nella Marmilla, custodisce questo primato persino nel nome: in sardo, Su Logu de su Lori, il Luogo del Grano.
Pasta F.lli Cellino: Dal Chicco alla Tavola, dal 1955

Tutto ha inizio a Sanluri, nel cuore di questa terra, dove Ercole Cellino apprende l’arte cerealicola e molitoria della Marmilla e si innamora del suo grano. Da quell’incontro nasce un piccolo mulino destinato a diventare il Gruppo Cellino.
La nostra missione è chiara: custodire e valorizzare il grano duro sardo. Per questo, nel 2018, abbiamo avviato la prima e unica filiera certificata di grano duro 100% sardo, la Ercole Punto Zero, costruita insieme a circa 300 agricoltori locali.
Da questa intensa eredità nasce il Metodo Alma®, dal latino anima, perché è proprio lì che vogliamo arrivare: all’anima del chicco. Grazie a una doppia decorticazione con pietra diamantata raggiungiamo la parte più pura del grano, quella che dona alla nostra pasta il sapore intenso e il colore brillante che si riconoscono al primo assaggio.
Tre generazioni, 70 anni di storia, 54 Paesi nel mondo. Ma ogni mattina ricominciamo da qui: dalla Marmilla, dalla terra del grano, dalla Sardegna.
Scopri la nostra storia e la filiera Ercole Punto Zero.
Fonti
- Gambero Rosso – La storia della pasta: dalle origini alle varietà regionali – https://www.gamberorosso.it/native/la-storia-della-pasta-dalle-origini-alle-varieta-regionali/
- Treccani – Pasta (Enciclopedia dei ragazzi) – https://www.treccani.it/enciclopedia/pasta_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/
- WeLovePasta – La storia della pasta – https://www.welovepasta.it/storia/
- Commissione Nazionale UNESCO – La Cucina Italiana Patrimonio Immateriale (dicembre 2025) – https://www.unesco.it/it/news/la-cucina-italiana-iscritta-alla-lista-rappresentativa-del-patrimonio-culturale-immateriale-unesco/
- Food Web – https://www.foodweb.it/2025/05/italia-pasta-export/ (23/04/2026)


